...SENZA PAURA E CON PIU' GENEROSITA' SI DEVE COSTRUIRE UNA NUOVA SINISTRA
Inviato il 2008-04-18 in commenti
Vi prego, non ricostruiamo la sinistra del rimpianto. E’ vero, la botta e’ stata grossa, di proporzioni incalcolabili. L’ingiustizia non e’ una categoria della politica, appartiene alla sfera dei sentimenti: tuttavia, in questi giorni durissimi, questo e’ stato il primo pensiero. Non e’ possibile, perche’ solo e soltanto noi abbiamo pagato per intero il conto del governo Prodi? Ed, ancora, per quale motivo non siamo riusciti a capire quanto il buco della rabbia e della disillusione nei nostri confronti fosse cosi’ profondo, tale da risucchiare persino una cosa che appariva scontata come il raggiungimento del quorum alla camera?Ingiusto, questo ho pensato. Ma forse, sicuramente, sbaglio. Finisco anch’io per unirmi al rito autoconsolatorio di chi continua a ripetere: in fondo, se le persone non ci capiscono, non ci meritano; e’ un errore letale, la certificazione definitiva di un suicidio collettivo, condito da snobismo e scarso rigore analitico. Se il 96,9% dell’elettorato ha ritenuto di non votare la Sinistra Arcobaleno qualche problema ci sara’… oppure e’ tutta colpa di un destino cinico, baro, cialtrone? Credo che tre siano gli stati d’animo che attraversano la quasi totalita’ dell’elettorato che non ci ha dato fiducia: odio, indifferenza, irrilevanza.Odio: si’, perche’ c’e’ una parte, molto larga, di societa’ italiana che ci considera ancora i comunisti con l’anello al naso, quelli che vogliono tassare a tutti i costi, che vogliono abolire la proprieta’ privata, quelli che sono di fatto la caricatura di una sinistra che, tra l’altro, in Italia non c’e’ mai stata e non ha mai avuto seguito di massa.Indifferenza: in tanti quando ascoltano le nostre parole d’ordine, i nostri slogan, le nostre analisi provano estraneita’, non le sentono affatto, le trovano poco aderenti al proprio vissuto, alla propria materialita’, al proprio sentire. I nostri vocaboli sembrano cera che si scioglie, non fanno cultura, non provocano riflessione, non dicono nulla a nessuno.Irrilevanza: questa e’ la cosa che mi preoccupa di piu’. Se quell’area piu’ o meno vasta di cittadini che si dichiarano di sinistra, che avvertono come proprio quel patrimonio di valori, che nei fatti sono “di parte”, finiscono per immaginare la loro potenziale rappresentanza politica e sociale come inutile, inadatta, se non addirittura controproducente, significa che la nostra disfatta risiede esattamente qui. La parola sinistra e la parola efficacia si sono completamente separate, divaricate, allontanate. Puoi essere il piu’ bravo a descrivere lo stato di precarieta’ e frantumazione del lavoro, il piu’ rigoroso nel raccontare quanto il raccolto della globalizzazione sia solo appannaggio di una parte minima della societa’ mondiale, il piu’ netto nel denunciare il rischio di una ripresa consistente della corsa agli armamenti, ma se non sposti di un millimetro verso le tue ragioni quello che dichiari, vuol dire che la tua e’ solo poesia, mero esercizio retorico. E alla fine finisci disarcionato.Avevamo detto, più volte, che se perdeva la sinistra, sarebbe scomparsa la politica. Oggi dobbiamo rovesciare questo assunto: puo’ capitare che resti in piedi una ragion politica, in netta controtendenza per come siamo abituati a concepirla noi, ma che la sinistra soccomba.Lo so, queste parole sono frutto piu’ dell’emotivita’, che di un ragionamento compiuto. Le scrivo di getto e pur avendo visto i dati dei flussi elettorali, continua a prevalere in me l’elemento della irrazionalita’, piuttosto che la capacita’ di rendere giustizia alla realta’. E’ sempre difficile fare autocritica, ma in questi casi serve a poco. Se mi guardo dentro, nel profondo, scopro un deposito di autismo che si e’ sedimentato senza neanche accorgermene. Il potere, anche se acquisito in piccole dosi, ci ha resi incapaci di guardare in faccia la crisi che ci travolgeva, mentre comodamente discutevamo di falci e martelli, arcobaleni, soggetti unici e quant’altro…Francois Mitterand avrebbe detto: il fault donner du temps au temps. Bisogna dare tempo al tempo. Giusto, quando perdi, non puoi ricominciare subito a correre. Devi fermarti, capire, aspettare. Di una cosa sono convinto: quello su cui ho scommesso tutto, il progetto di una nuova sinistra in questo paese - non ridotta ad essere, come e’ oggi, un cespuglio alla sinistra del Pd e che abbaia flebilmente alla grande avanzata della destra - e’ ancora attuale e, se mi consentite, necessario. Provarci e riprovarci, senza paura e con ancora più generosita’. Il mondo per fortuna continua anche fuori dal parlamento. Anche se quell’emiciclo di Montecitorio, senza la sinistra, rischia di essere sempre più stretto…

























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