Presentazione

Un saluto ai naviganti.
Mi chiamo Arturo Scotto, ho 28 anni e sono deputato.
Sono stato eletto alla Camera nelle liste dell’Ulivo, collegio Napoli 1.
Mi sono avvicinato alla militanza molto presto. A 14 anni partecipavo ai movimenti studenteschi contro la camorra e in difesa della scuola pubblica.
Lì ho incontrato la politica e la sinistra giovanile, nella mia città natale Torre del Greco.
Era una fase politica straordinaria: il 92, il crollo del sistema politico della Prima Repubblica, la fine della Dc, la crisi morale dei partiti e dell’impresa, ma allo stesso tempo il ripristino della legalità, la ripresa da parte dei cittadini della voglia di partecipare e di cambiare.
In quella fase, ho creduto nella sinistra e nel progetto politico del PDS.
Vedevo in quel partito non soltanto il maggior erede della lezione politica e morale di Enrico Berlinguer, ma anche la frontiera più avanzata di una politica di rinnovamento e trasformazione, con uomini e donne in grado di rilanciare un governo trasparente e competente della cosa pubblica.
Tante battaglie, il gusto di discutere fino a tardi, la voglia di imparare, la presa di consapevolezza che la politica è una cosa bella, indispensabile soprattutto per chi è oppresso nella sua condizione di vita materiale, sociale e culturale.
La mia passione è iniziata in quel contesto storico. Poi è arrivato Berlusconi, è nato il centrodestra con un carico di egoismo sociale capace di tramutare la politica italiana.
Abbiamo perso nel ’94. Poi abbiamo preso il governo del paese nel 96 con Romano Prodi e l’Ulivo. Nel 2001, dopo cinque anni di governo talvolta esaltanti, talora troppo ripiegati nel mero esercizio pragmatico del governo, abbiamo di nuovo ceduto il passo al berlusconismo.
Nel frattempo ho fatto un po’ di strada e sono diventato segretario della Sinistra giovanile di Napoli, la federazione più grande d’Italia per iscritti e militanti.
Ho cercato nel corso di quegli splendidi anni alla guida della federazione di sintonizzarla con i movimenti sociali e giovanili che, dopo Napoli e Genova, avevano avviato una critica profonda e radicale alla globalizzazione neoliberista, battendosi per la pace e contro la guerra, per l’espansione dei diritti civili e contro la precarizzazione del mondo del lavoro.
Il mio impegno si è caratterizzato su questi punti: non ho mai pensato che i partiti fossero autosufficienti ed ho sempre creduto che dovessero trarre alimento e linfa dai conflitti che si muovevano nella società e tra i lavoratori, vecchi e nuovi.
Successivamente ho fatto parte della segreteria nazionale della sinistra giovanile con la delega ai movimenti e dopo sono stato nominato coordinatore napoletano della sinistra ds.
Nel 2005 è nato Enrico, mio figlio, dal legame con la donna che amo, Elsa Bertholet, compagna di vita oltre che di militanza politica.
Ci siamo conosciuti in un campeggio della Ecosy ( l’organizzazione giovanile dei socialisti europei) in Ungheria, lei faceva parte della delegazione dei giovani socialisti francesi, ed è stato amore a prima vista.
Da allora non ci siamo staccati più, nonostante le iniziali difficoltà della lingua e le distanze geografiche.
Aggiungo: è molto più a sinistra di me ed ha un senso dell’indignazione verso le ingiustizie che invidio molto.
Adesso sono qui, a Roma, a fare una straordinaria esperienza politica ed istituzionale.
Il caso ha voluto che fossi il deputato più giovane della legislatura.
Questo non significa nulla in termini concreti, ma può aiutarmi a leggere con lenti un po’ più aggiornate la questione generazionale del nostro paese, che mai come in questo passaggio storico, coincide con il tema delle disuguaglianze che rallentano la crescita e lo sviluppo del nostro paese.
Vorrei portare dentro questa mia esperienza parlamentare queste storie, le facce e le braccia, le intelligenze e le passioni di una generazione che ha la possibilità di bloccare il pericoloso declino del pianeta, il rischio di svuotamento della politica, l’intrusività delle gerarchie cattoliche nella vita privata delle persone, la resistenza dei corporativismi e un mercato del lavoro diseguale.
Vorrei battermi per questo.
Datemi una mano.

Arturo Scotto