PERCEZIONI...
Non scrivo da tempo su questo blog, perche' sono giorni intensi e senza pause.
Non c'e' mai un minuto dove fermarsi a riflettere e riprendere fiato.
Una montagna di libri e' accatastata vicino al comodino da un mese circa e comincia ad accumulare qualche leggero centimetro di polvere. Mi accompagnano solo fiumi di pagine di quotidiani che, oltre a provocare dosi massiccie di bile, alla fine della giornata, come diceva Luigi Pintor, possono servire solo ad incartare il pesce. Anche le parole che pronunci rischiano di diventare banali, colme di luohi comuni inadatti a spiegare il momento.
Non c'e' anima, non c'e' corpo a corpo, un confronto che esita a decollare oltre i semplici proclami elettoralistici. In mezzo, il disincanto, la rassegnazione, talvolta la rabbia.
Verso chi? Contro chi? Me lo domando sempre ogni volta che mi capita di incrociare qualcuno che ci ripete che abbiamo mollato, che abbiamo rinunciato ad incarnare il cambiamento, che ci siamo adeguati. Il conformismo ha preso anche noi, la valanga del senso comune che ha cambiato la coscienza profonda di questo paese ha intaccato anche un pezzo della nostra vicenda collettiva.
Non siamo immuni dal qualunquismo, il nostro popolo ha subito un lavaggio del cervello tale in questi anni che non considera piu' una bestemmia il terreno dell'astensione se non l'allontanamento ed il ripiego nel privato. Privato che è sempre piu' difficile da districare, tanto è condizionato dalla precarietà che dal lavoro si trasferisce alle relazioni umane, che ti svuota dentro, che ti divora quotidianamente un frammento di fantasia, che ti lascia senza fiato di fronte alle domande più importanti, quelle che riguardano il futuro, quelle che riguardano il senso di una vita. Insieme o da soli. Queste sono le cose che percepisco in questi giorni. Le parole che pronunciano dal tubo catodico politici e oratori improvvisati sono come una gara d'appalto al minimo ribasso. Sono figlie di una politica debole, che non e' in grado di scovare parole d'ordine mobilitanti, che lascia all'inquietudine di un popolo l'onere di dettare l'agenda delle priorità, anziche' sfidarlo, scuoterlo, metterlo in cammino per un progetto.
Se c'è un motivo, uno solo, per cui vale la pena di scommettere sulla sinistra sta nel fatto che è la forza che puo' tentare di camminare all'inverso, non all'indietro. Può tentare di mantenere in vita un filo esile, forse esilissimo di alternativa rispetto alle passioni tristi che caratterizzano questa lunga, lunghissima traversata nel deserto. Gramsci l'avrebbe definita “situazione di equilibrio precario a prospettiva catastrofica”. In parole semplici significa che non superare bene il test del 13 e 14 aprile può chiudere definitivamente la possibilità che in questo paese possa continuare ad esistere un pensiero non allineato. Che lo sbocco di questa crisi possa essere una semplificazione a somma zero, che finisce per mantenere a galla solo la superficie dei problemi e che apra la strada a qualche avventura dal sapore autoritario senza divise o eserciti, ma con uguale rischio per salute mentale pubblica. Serve una sinistra con anticorpi forti, che non si ammala ogni volta che va al governo e che non si frantuma ogni volta che qualcuno la manda all'opposizione. Insomma, occorre fare quello che sappiamo fare solo noi: guardare oltre la retorica degli annunci e calibrare bene le risposte sul futuro. Buon voto per la Sinistra L'Arcobaleno.

























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