Orbassano
Orbassano è un comune della seconda cintura torinese. 20000 abitanti, ordinatissimo, ben amministrato dal centrosinistra, dopo le otto di sera è raro trovare bar aperti.
Lì pulsa, nella sterminata periferia operaia cresciuta attorno alla fiat, una struttura che ha 120 anni: la società di mutuo soccorso del lavoro che funziona, offre servizi, fa aggregazione, riconnette i fili tra memoria e futuro. Abbiamo discusso fino alle 23 di riforma della politica, unità della sinistra, finanziaria. Diverse le domande, tanta rabbia, illusioni messe sotto i piedi dai continui richiami al realismo che anche noi abbiamo fatto negli ultimi anni. Sappiamo che bisogna contenere la spesa pubblica, che nessun governo ha la bacchetta magica per restituire il potere d’acquisto perduto nell’ultimo quindicennio dai salariati, ma almeno intervenite per semplificare della vita quotidiana, per garantire l’efficienza dei servizi ed una mobilità più puntuale, per aumentare l’offerta degli asili nido che costano troppo. Questo almeno dal centrosinistra lo pretendiamo, così come chiediamo una sterzata decisa rispetto ai privilegi delle varie caste che si sono formate ed hanno messo radici solide. Non è Grillo che parla. Ma un pezzo del nostro popolo. Quello che lavora e produce. Quelli che qualcuno ha deciso di derubricare all’ultima razza di dinosauri non ancora estinta. Ed invece sono milioni. Votano, partecipano, manifestano. Chiedono diritti non tanto per loro, ma per i loro figli e per le generazioni che verranno. Ad un certo punto un compagno, siciliano trapiantato ad Orbassano, operaio alla Magneti Marelli di Rivalta mi ha detto: mi avete convinto ad andare in pensione dopo quarant’anni di lavoro, l’ho accettato perché serve a garantirne una a quelli che oggi entrano nel mercato del lavoro (sic), ma mi spieghi perché tu, dopo due anni e mezzo, ne avrai una che sarà probabilmente il doppio della mia? Bella domanda. Su questo, non c’è dubbio, siamo sulla difensiva. Non basta dire che nel bilancio della camera, si è previsto che dalla prossima legislatura occorrerà l’intero mandato di cinque anni per maturarlo. Sono sempre troppo pochi. Non c’è nulla da fare, quando la politica non funziona, è assente, non fa emergere le differenze, sono i costi della politica ad appassionare. E non gli si può dare torto…

























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