NAPOLI...PATTUMIERA DEGLI EUROPEI

Inviato il 2008-01-05 in lettura
Le pattumiere degli europei
L'Europa produce 1,3 miliardi di tonnellate di rifiuti all'anno (527 chili pro capite). Il nord ricicla e si ingegna, il sud li sotterra.
Luca Fazio
Milano
Il miglior rifiuto è quello che non esiste. Tutti (industrie, grande distribuzione, consumatori, politici) dovrebbero partire da questo assunto per cercare di spezzare un circolo vizioso: per ridurre i rifiuti bisogna produrre e consumare meno e meglio. I dati che provengono dalla «spazzatura» Europa sono impressionanti, eppure, soprattutto nei paesi del nord, si sta tentando di riorganizzare la catena di produzione e consumo in modo da ridurre il volume di rifiuti da smaltire.
Escludendo i rifiuti dell'agricoltura, il vecchio continente ogni anno produce 1,3 miliardi di tonnellate di rifiuti. Questa produzione, però, non va confusa con quello che finisce nelle pattumiere di casa: il 29% dei rifiuti è dovuto all'attività estrattiva (materie prime), il 26% all'attività manifatturiera (fabbriche), il 22% alle attività di costruzione e demolizione, il 4% alla produzione dell'energia. Solo il 14% ai rifiuti urbani (in Europa sono 198 milioni di tonnellate all'anno). Significa che ogni cittadino europeo produce 527 chili di rifiuti, e significa anche che il problema andrebbe affrontato alla fonte: è la produzione, e non il consumo, che sta seppellendo il pianeta con i suoi materiali di scarto.
Ma cosa contiene la pattumiera di un cittadino europeo? Ben il 27% è rappresentato dagli imballaggi (in Italia da soli costituiscono il 40% del peso totale dei rifiuti urbani e più del 60% del volume); il nostro paese produce 11 milioni 262 mila tonnellate di imballaggi (18% in più solo nel quadriennio 1997-2001), l'Inghilterra 9 milioni 314 tonnellate (7% in meno). E questo è uno dei parametri su cui si può sicuramente intervenire, a patto di cambiare radicalmente le strategie di marketing che puntano quasi esclusivamente sulla confezione per vendere il prodotto. Un altro 10% di spazzatura è carta, il 9% è composto da materiali di costruzione, un altro 9% da prodotti diversi (tessuti, elettronica...). Infine, ben il 27% di quello che buttiamo via è cibo, cui bisogna aggiungere il 18% di rifiuti da giardino: vuol dire che il 45% della nostra spazzatura di casa è materia organica umida e quindi facile da smaltire perché «compostabile». Eppure in Italia solo pochissimi comuni fanno la raccolta differenziati dell'umido.
Che fine fanno tutti i rifiuti urbani d'Europa? La stragrande maggioranza riposa in discarica, con evidenti differenze tra paese e paese. Tra i primi della classe, come sempre, i nord europei. In Olanda viene interrato meno del 5% dei rifiuti (in Italia il 63%, solo Grecia e Inghilterra fanno peggio con rispettivamente 91% e 78%); in Austria circa il 40% della spazzatura viene smaltita con il compostaggio (da noi meno del 10%); i paesi più «ricloni» sono nell'ordine Svezia, Germania, Belgio, Danimarca e Finlandia (attorno al 30%, in Italia circa il 15%); il paese che più ricorre agli inceneritori è la Danimarca (circa il 50%) seguita da Svezia, Olanda, Belgio (40%) e Francia (più del 30%): in Italia, dove gli inceneritori creano scompiglio, si brucia solo il 7% dei rifiuti urbani.
Considerando che la rivoluzione non è dietro l'angolo (la decrescita è l'opposto di ciò che sta accadendo), non resta altro che ingegnarsi per gestire meglio una montagna di rifiuti che non smette di crescere. Ecco solo qualche esempio singolare. In Svizzera, nelle Fiandre e in qualche comune francese, chi ricicla di più paga meno tasse sui rifiuti. La Germania è l'unico stato europeo che effettua la raccolta differenziata sui treni. Le demolizioni di strade e palazzi producono milioni di tonnellate di terra difficile da stoccare e per evitare che si volatilizzi nell'aria, a Ginevra, hanno pensato di riciclarla per fare il cemento. A Lille (Francia), è attivo un impianto di metanizzazione che trasforma i rifiuti in concime per i terreni e biogas che serve come carburante per gli autobus cittadini. Sempre in Francia (ma anche in Svizzera) sono state studiate soluzioni «individuali» - nei singoli comuni, ma anche appartamento per appartamento - per stoccare i rifiuti organici. Emblematico il caso di Saint Philbert de Bouaine (Fr), 3.000 abitanti che si sono opposti a un inceneritore e oggi autogestiscono un centro di compostaggio collettivo di 2.500 mq dove confluisce l'80% dei loro rifiuti umidi.

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