La destra strumentalizza anche una tragedia

Inviato il 2007-11-14 in interventi

Siamo in quest'Aula anzitutto -vorrei che venisse detto chiaramente anche dai colleghi dell'opposizione, invece di scegliere la strada facile della propaganda politica- per accertare i fatti gravissimi, avvenuti in una domenica drammatica, che hanno condizionato fortemente la cronaca, i media, la sicurezza urbana delle nostre città e le vite di molte persone. Al contempo, ci troviamo in quest'Aula non semplicemente per commemorare la morte di un ragazzo di ventotto anni che amava la vita, la musica e il calcio, che non c'entrava nulla e che, purtroppo, si è trovato in una situazione drammatica, in cui vi è stata una responsabilità chiara e precisa da parte dell'uomo in divisa che ha sparato ad altezza d'uomo, invece di riporre la pistola nella fondina, com'era suo dovere.
Siamo qui a parlare di ciò, così come di quanto è accaduto successivamente, nel momento in cui una schiera di facinorosi ha scelto di occupare le nostre città, di metterle a ferro e fuoco, di aggredire le caserme dei carabinieri e della polizia, la sede del CONI, di rovesciare i cassonetti e di determinare un precedente pericolosissimo.
Diceva bene il Ministro Amato quando ci descriveva di come la scelta di assaltare il CONI rappresentava un diversivo. Sotto questo profilo ci troviamo di fronte ad una strategia di guerriglia urbana pericolosissima che rappresenta un precedente grave e siamo qui ad individuarne, innanzitutto, le soluzioni. Rimango sempre più stupito del fatto che, di fronte ad eventi di questo tipo, si dimentichino le ragioni del perché sono accaduti, mentre si sceglie di fare propaganda e di lanciare messaggi sbagliati. Per noi la responsabilità penale è sempre personale. Non diremo mai che le responsabilità (che sono direttamente in capo al poliziotto che ha sparato e ucciso un ragazzo) sono attribuibili a tutte le forze di polizia nel loro insieme, così come non diremo mai - come hanno affermato, invece, più volte da questi banchi i colleghi della destra - che di fronte al drammatico omicidio di Tor di Quinto, era necessario mandare a casa almeno 200 mila rumeni. Il principio della responsabilità penale, infatti, è sempre personale e non si può mai semplificare, né si può mai indicare come responsabili un'intera categoria sociale e un intero corpo di persone.
È necessario che la politica si assuma la responsabilità di scavare di più in ordine a cosa accade ai nostri giovani tra i venti e i trent'anni e se si tratta solo di un problema di ordine pubblico; dobbiamo, inoltre, interrogarci sul perché si siano spezzati i fili della solidarietà tra territori, ceti e generazioni. È necessario domandarsi perché dentro ai nostri stadi alligni un messaggio eversivo, come quello dell'estrema destra. È vero, infatti, che vi sono frange radicali anche da altre parti, ma fino ad oggi non ci siamo mai interrogati seriamente del perché, ogni tanto, spuntano gli striscioni xenofobi che attaccano gli stranieri nel nostro Paese e i cittadini extracomunitari che mettono in discussione la democrazia e la sua qualità nel Paese.
Su tale aspetto non ho ascoltato alcuna parola da parte dei colleghi della destra. Noi come Sinistra Democratica vorremmo che si facesse chiarezza; abbiamo sottolineato fin da subito che sarebbe stato necessario fornire un'informazione maggiormente tempestiva. Quel vuoto di quattro ore, infatti, è stato troppo, in quanto ha consentito ad altri mezzi di informazione di fornire altre notizie e di alimentare un altro clima che, successivamente, ha armato la rabbia, insopportabile e sempre condannabile, delle migliaia di tifosi violenti, ultras, che devono essere condannati (e su cui va fatta chiarezza) e che devono essere messi in galera.
Successivamente, avremmo voluto che anche da parte del questore di Arezzo giungessero delle notizie un pochino più precise e dei messaggi un po' meno confusi, ovvero la verità, subito, per accertarla, per individuare le responsabilità personali, per intervenire e, soprattutto, per evitare che si ripetano tragedie di questo tipo. Non c'entra nulla - caro La Russa, caro Cicchitto, caro Casini - la richiesta di istituire una Commissione d'inchiesta sul G8. Infatti, fare chiarezza su quanto accaduto in quei giorni drammatici a Genova consente di evitare che vi siano ancora zone d'ombra troppo grandi sulla democrazia italiana e sulla qualità delle nostre forze dell'ordine, in quanto la verità costituisce una garanzia per tutti.
Allo stesso tempo chiediamo che vi siano interventi concreti. È stato varato un decreto-legge importante che ha dato dei risultati, ma che deve essere accelerato sotto alcuni profili, innanzitutto, spezzando i legami ancora troppo profondi tra società e tifoserie violente.
Allo stesso tempo, come sosteneva il Ministro Amato, deve essere avviato un dialogo con i tifosi, nella fermezza, isolando le frange violente e impedendo le trasferte organizzate, fino al punto - come ha affermato stamattina il Ministro Melandri - di sospendere il campionato quando ciò sia necessario. È quello che chiediamo: la risposta sta sempre nella prevenzione. Non si tratta di cattivo sociologismo, ma di capacità di assumersi responsabilità politiche. Se non ce le assumiamo, il rischio è che tra qualche mese ci troveremo di nuovo a svolgere un dibattito di questo tipo: rischieremo di dover nuovamente seppellire ragazzi troppo giovani, dell'una o dell'altra parte, massacrati dalla logica sbagliata e aberrante dell'«amico-nemico».
È questo l'elemento di verità che vogliamo introdurre nella discussione parlamentare: perciò chiediamo che venga fatta subito chiarezza e che vengano accertati fino in fondo i fatti. Lo dobbiamo agli amici, ai familiari di Gabriele e anche a quelle forze dell'ordine che agiscono correttamente e che hanno dovuto subire un'aggressione ingiustificata da parte di ultrà facinorosi. Lo dobbiamo anche ai giovani italiani, verso i quali devono essere utilizzate parole un po' più serie, senza metter tutto nello stesso calderone.

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