INTERVISTA A FABIO MUSSI : WALTER PEGGIO DELLA DC

Inviato il 2008-03-30 in politicainterna

«Mi pare che Veltroni ribadisca il tema chiave della sua campagna elettorale: annientare la sinistra. Anche all'opposizione».
Fabio Mussi e il leader del Pd si conoscono da trent'anni. Eppure il coordinatore di Sinistra democratica non riesce a nascondere tutta la sua sorpresa e l'indignazione per l'intervista all'amico Walter pubblicata ieri sul manifesto.
«Quando lo incontrammo all'indomani della caduta del governo per verificare se c'erano le condizioni di un accordo programmatico tra il Pd e la Sinistra arcobaleno - ricorda il ministro uscente dell'università - lui respinse l'intesa con noi quasi come in un gentlemen' agreement, presentandola come una separazione consensuale. Invece via via, nella campagna elettorale, il suo progetto è venuto fuori perfino con una certa crudezza».


«Da soli si può». Cioè senza sinistra.

Esatto. Naturalmente quel suo «andiamo da soli», come se fosse un cavaliere senza macchia e senza paura, era un falso. Poi non solo si è alleato con Di Pietro ma ha anche imbarcato i radicali nel Pd con un'operazione perfino spregiudicata. Se pensiamo alla legge 40 o a temi biopolitici come la ricerca sulle staminali il Pd si è sostanzialmente comprato il silenzio dei radicali in cambio di un po' di posti e di finanziamenti. Non voglio sembrare un nostalgico ma la Dc era un partito di centro che guardava alla sua sinistra. Oggi il Pd si è spostato al centro e guarda Di Pietro. Non tutte le innovazioni dunque sono positive.

Aver rotto i ponti a sinistra non è di per sé un male. Vi consegna una responsabilità doppia?
Se il tema è cancellare la sinistra ci possono essere due conseguenze: o la sinistra perde e allora sarà ininfluente. O la Sinistra arcobaleno avrà un risultato soddisfacente e allora potrà costringere il Pd a cambiare le sue posizioni. Se infatti vince la linea «il deserto a sinistra» credo che non ci sarà nessun argine allo slittamento centrista del Pd.


Eppure ricordo che la scorsa estate, alla festa di Sinistra democratica a Orvieto, Veltroni vi disse che in futuro vi avrebbe sorpreso e che prima o poi vi sarete rivisti.

Me lo ricordo bene. E oggi invece parla della sinistra come se fosse chissà quale diavoleria sconosciuta. Certo, nel tempo si può cambiare idea ma fino a pochi anni fa eravamo tutti insieme nel Pci.


A proposito di tempi che cambiano. L'Unità di oggi (ieri per chi legge, ndr) esulta in prima pagina: «Anche il Wall Street Journal tifa Veltroni».

Certo un po' fa impressione: il quotidiano di Antonio Gramsci e quello di Rupert Murdoch «tifano» entrambi per Veltroni. Sono giornali autorevoli tutti e due, ovviamente, ma il Pd è proprio sicuro che quei fortissimi poteri economici gli chiedono cose che è in grado di mantenere?


Ma una chiusura così netta a sinistra, anche se sarete all'opposizione e vincesse Berlusconi, non annuncia un'apertura a destra, almeno sulle riforme?

Questo il Pd lo dice esplicitamente. Berlusconi e Veltroni possono benissimo fare le riforme anche da soli. La sinistra allora ha il dovere di mandare a entrambi un messaggio forte e chiaro: il tavolo delle riforme non può essere a due. A chi ci chiede noi da che parte stiamo rispondo che ci batteremo con la maggioranza del popolo italiano che tre anni fa ha respinto con il referendum le riforme costituzionali della destra.


E se si limitassero alla riforma elettorale?

Se pensano di fare un bipartitismo coatto per legge sappiano che ciò non sarà senza conseguenze. Non si può pensare di governare città, province e regioni con la sinistra al mattino e cancellarla per legge a livello nazionale la sera. Approvare una riforma elettorale attraverso un patto scellerato con Berlusconi innescherà un effetto domino ovunque governiamo insieme. Chiedo che dicano subito quali sono le loro intenzioni, perché quello che prometti agli elettori poi lo devi fare.


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